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La spanda nella roccia Abbazia di San Galgano

Gigante dell'Appennino Il complesso monumentale di San Galgano sorge circa 30 km ad Ovest di Siena, al confine con la provincia di Grosseto, fra Monticiano e Chiusdino, in una terra selvaggia e incontaminata, ricca di bellezze naturali. Da qui passano due strade di grande importanza storica ed economica, la "Massetana" che collega Siena con il Mare, attraversando Massa Marittima e le Colline Metallifere e l' antichissima "Strada Maremmana" che unisce il cuore della Toscana con Grosseto.

La grande abbazia fu costruita sul luogo di sepoltura di San Galgano, dove, già dal 1185 era presente una cappella. Il monastero fu creato dopo pochi anni, ed è stato terminato nel 1262. Inizialmente il monastero godette di una florida situazione economica, favorita da consistenti possedimenti e privilegi, garantitigli, tra l'altro, dal legame con la Repubblica di Siena. Successivamente a causa di carestie, peste e da diverse devastazioni inziò il declino dell'abbazia che riduss la comunità monastica, portandola in una profonda crisi. Nel 1474 l'abbazia fu abbandonata definitivamente e successivamente affidata alla cattiva gestione di abati commendatari che sancirono la decadenza funzionale e architettonica del monastero. Dopo un tentativo di restauro alla fine del Cinquecento, il complesso fu totalmente abbandonato; a fine Settecento crollarono le volte e il campanile tant'è che la struttura venne sconsacrata e trasformata prima in fonderia e poi in fattoria. Attualmente delll'abbazia rimane la struttura a tre navate con planimetria a croce latina ma purtroppo è totalmente priva di coperture.

LA SPADA NELLA ROCCIA:

Gigante dell'Appennino L'abbazia è conosciuta soprattutto per la teca, nel vicino eremo, che conserva la spada di San Galgano, la spada nella roccia. Sul vicino colle di Montesiepi, infatti, è presente un piccolo edificio a pianta centrale dov'è visibile l'elsa e parte di una spada infisse nella roccia: la leggenda vuole che San Galgano, un giovane cavaliere convertitosi (1180) e ritiratosi a vita eremitica dopo una gioventù vissuta in dissolutezza, infisse la spada nella roccia per trasformarla da strumento di violenza a croce cristiana per la devozione e la preghiera. La Spada, per lo meno a giudicare dalla parte visibile sporgente dal masso, sembra corrispondere esattamente per quanto concerne lo stile, a una vera spada del XII secolo, e più esattamente del tipo X.a della classificazione ormai universalmente accettata di Ewart Oakeshott. Si tratta di uno dei massimi esperti di spade medievali, consulente alle Royal Armouries di Leeds, autore di diversi volumi sull’argomento. Con il contributo e aiuto dell’Università di Siena la spada è stata analizzato chimicamente per Spettroscopia di Assorbimento atomico presso il Dipartimento di Chimica Generale dell’Università di Pavia evidenziando i seguenti elementi: Cdca 0,104 ppm Cuca 80.4 ppm Nica 70.5 ppm Pbca 39,2 ppm - Questi valori rientrano nella norma per un metallo medievale e non indicano utilizzo di leghe o acciai moderni. Alcuni studiosi fanno notare come ci siano dei punti di contatto  tra la vicenda di San Galgano,  e quella di Re Artu', infatti entrambi i fatti si svolsero nel XII secolo e tra Galgano e il nome di uno dei cavalieri Arturiani, Galvano, esistono delle particolari assonanze. Ma siamo al cospetto di ipotesi in cui la storia si confonde con il mito e quindi è sempre molto rischioso azzardare parallelismi. Oggi ci resta l’eco di una seconda spada infissa nella dura roccia che da secoli sfida a svelare il suo antico segreto.